L'incontinenza è una delle condizioni più diffuse nella terza età, ma resta anche una delle più difficili da affrontare apertamente, per il disagio e l'imbarazzo che spesso comporta, sia per l'anziano sia per chi lo assiste. Parlarne con chiarezza, capire le cause e conoscere i prodotti disponibili aiuta a gestirla con maggiore serenità e a preservare la dignità della persona, invece di viverla come un tabù da nascondere.
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L'incontinenza urinaria negli anziani è molto diffusa: in Italia coinvolge circa 7 milioni di persone, con una prevalenza che supera il 50% nelle strutture residenziali e si attesta tra il 15% e il 35% tra gli anziani non ospedalizzati over 60. Esistono diversi tipi di incontinenza, con cause specifiche, e la gestione più efficace combina strategie comportamentali (esercizi per il pavimento pelvico, programmazione delle visite in bagno), una valutazione medica per individuare le cause sottostanti, e l'uso di prodotti assorbenti adeguati al livello di incontinenza e al grado di mobilità della persona.
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Si manifesta con piccole perdite di urina in occasione di sforzi che aumentano la pressione addominale, come tossire, starnutire, ridere o sollevare un peso. È generalmente legata a un indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico.
Si presenta come uno stimolo improvviso e difficile da trattenere. È il tipo di incontinenza che tende a diventare più frequente con l'avanzare dell'età, più della forma da sforzo.
Combina le caratteristiche dell'incontinenza da sforzo e di quella da urgenza, ed è una delle forme più comuni nella popolazione anziana.
Si verifica quando la vescica non riesce a svuotarsi completamente, con conseguente perdita di piccole quantità di urina in modo costante o episodico. È spesso legata a un'ostruzione o a danni nervosi.
Non dipende da un problema della vescica in sé, ma dalla difficoltà, spesso legata a problemi di mobilità o cognitivi, di raggiungere il bagno in tempo. È una forma frequente nelle persone con demenza o con ridotta autonomia motoria.
L'incontinenza negli anziani può derivare da diversi fattori, spesso combinati tra loro: l'indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico, patologie neurologiche come il morbo di Parkinson, il diabete, la demenza, e negli uomini gli interventi chirurgici o la radioterapia per patologie della prostata, che rappresentano un fattore di rischio rilevante. Anche la ridotta mobilità, alcune infezioni delle vie urinarie e alcuni farmaci possono contribuire o aggravare il problema.
Gli esercizi di Kegel, se svolti con regolarità e correttamente, possono contribuire a rafforzare i muscoli del pavimento pelvico e migliorare il controllo della vescica, in particolare nell'incontinenza da sforzo.
Stabilire orari regolari per andare in bagno, anche in assenza di uno stimolo evidente, è una strategia comportamentale spesso suggerita dai professionisti sanitari per ridurre gli episodi di incontinenza da urgenza o funzionale.
Ridurre l'assunzione di liquidi nelle ore serali può aiutare a limitare i risvegli notturni per urinare. È però importante non ridurre eccessivamente l'assunzione complessiva di liquidi durante la giornata, per non esporre l'anziano al rischio di disidratazione: eventuali modifiche vanno sempre valutate insieme al medico.
Parlare con il medico di base o con uno specialista per individuare le cause specifiche dell'incontinenza è un passaggio importante, perché in alcuni casi permette di trattare la causa sottostante e non solo di gestirne le conseguenze.
La scelta del prodotto giusto dipende dal livello di incontinenza (da lieve a grave), dal grado di mobilità della persona e dal contesto assistenziale (domicilio o struttura residenziale).
Sono gli assorbenti più sottili disponibili, pensati per le perdite urinarie molto leggere. Si fissano alla biancheria intima abituale con una striscia adesiva.
Adatti a perdite da moderate a importanti, vanno utilizzati insieme a mutandine di fissaggio, monouso o riutilizzabili, che ne migliorano la vestibilità e la discrezione.
Si indossano come una normale biancheria intima e sono indicate per persone con una residua autonomia di movimento, che possono gestire il cambio in autonomia o con assistenza limitata.
Pensati per l'incontinenza grave o gravissima, urinaria e/o fecale, sono dotati di un sistema di chiusura regolabile con velcro, utile soprattutto per persone con mobilità molto ridotta o allettate.
Proteggono il letto o le superfici da eventuali perdite, e sono disponibili sia in versione monouso sia lavabile, da scegliere in base alla frequenza d'uso e al contesto assistenziale.
Salviette detergenti senza risciacquo e creme barriera a base di ossido di zinco o dimeticone aiutano a proteggere la pelle dal contatto prolungato con l'urina, riducendo il rischio di irritazioni.
Il cambio tempestivo del prodotto assorbente, senza attendere la saturazione completa, è uno degli aspetti più importanti nella gestione quotidiana dell'incontinenza: ogni ora di contatto prolungato tra la pelle e l'urina aumenta il rischio di macerazione e di dermatite da incontinenza, un rischio ancora più concreto nelle persone anziane con pelle già fragile o con patologie come il diabete. È altrettanto importante detergere delicatamente la zona a ogni cambio, con prodotti specifici per l'igiene intima, evitando saponi aggressivi.
Le persone a cui viene riconosciuta una condizione di grave incontinenza urinaria o fecale cronica hanno diritto, in base alla normativa vigente, alla fornitura gratuita di ausili assorbenti (pannoloni) e, se necessario, di cateteri, tramite il Servizio Sanitario Nazionale. Per accedere a questo diritto è necessaria una certificazione medica che attesti la condizione, da richiedere al proprio medico di base o allo specialista di riferimento, e successivamente da presentare all'ASL competente. È bene sapere che l'accesso concreto a questa fornitura può variare in modo significativo da Regione a Regione, sia per i canali distributivi sia per la tipologia e qualità dei prodotti forniti: uno studio condotto da Cergas Bocconi insieme a Senior Italia FederAnziani ha messo in evidenza proprio questa disomogeneità come una delle principali criticità del sistema attuale.
No. Sebbene sia molto diffusa negli anziani, l'incontinenza non va considerata un fenomeno normale e inevitabile, ma una condizione che merita una valutazione medica, perché in molti casi le cause sottostanti possono essere individuate e trattate.
La scelta dipende dal livello di incontinenza (da lieve a grave), dal grado di mobilità della persona e dal contesto assistenziale. Un professionista sanitario o un farmacista specializzato può aiutare a orientarsi tra le diverse opzioni disponibili.
Ridurre i liquidi nelle ore serali può aiutare a limitare i risvegli notturni, ma non bisogna ridurre eccessivamente l'assunzione complessiva di liquidi durante il giorno, per evitare il rischio di disidratazione: è sempre meglio discuterne con il medico prima di modificare le proprie abitudini.
Serve una certificazione medica che attesti una condizione di grave incontinenza urinaria o fecale cronica, richiesta al medico di base o allo specialista, da presentare successivamente all'ASL di competenza. Le modalità pratiche di erogazione possono variare da Regione a Regione.
Il cambio dovrebbe avvenire il prima possibile dopo che il prodotto è bagnato o sporco, senza attendere la saturazione completa, per ridurre il rischio di irritazioni e dermatiti da contatto prolungato con l'urina.
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