Disturbi del sonno negli anziani (approfondimento)


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Disturbi del sonno negli anziani (approfondimento)
Disturbi del sonno negli anziani (approfondimento)

"Mi sveglio presto, mi risveglio spesso durante la notte, non mi sento riposato": è una delle frasi più ricorrenti tra le persone anziane, tanto da sembrare quasi un luogo comune. In parte lo è davvero, perché il sonno cambia fisiologicamente con l'età. Ma dietro a questa percezione diffusa si nascondono anche disturbi specifici, spesso non riconosciuti, che meritano un approfondimento maggiore rispetto alla semplice "insonnia della vecchiaia".

Disturbi del sonno negli anziani: la risposta in breve

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Con l'età, il sonno diventa fisiologicamente più leggero, frammentato e distribuito diversamente nell'arco della giornata, con un aumento dei risvegli notturni e dei sonnellini diurni. Su questo cambiamento naturale si innestano spesso disturbi specifici: l'insonnia, che riguarda il 40-50% delle persone sopra i 65 anni, le apnee ostruttive del sonno (OSAS), presenti in circa il 20% di questa popolazione, e la sindrome delle gambe senza riposo, anch'essa più frequente con l'avanzare dell'età. Le cause sono quasi sempre multiple: patologie croniche, farmaci, dolore, necessità di urinare di notte e fattori ambientali si sommano tra loro. Un punto importante da conoscere è che i sonniferi tradizionali, nell'anziano, hanno un rapporto rischio-beneficio spesso sfavorevole, ed è per questo che le linee guida raccomandano cautela nel loro utilizzo.

Come cambia fisiologicamente il sonno con l'età

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A partire dai 45 anni circa, inizia un processo fisiologico che rende il sonno più instabile, con un aumento dei microrisvegli notturni. Con l'avanzare dell'età si riduce in modo marcato la fase di sonno profondo (il cosiddetto stadio 4), quello più ristoratore, lasciando spazio a un sonno più superficiale e frammentato. Questo si traduce in una minore efficienza del sonno, cioè nella percentuale di tempo effettivamente trascorso dormendo rispetto al tempo totale passato a letto. È interessante notare che gli anziani spesso non dormono meno in assoluto nell'arco delle 24 ore, ma tendono a distribuire il sonno in modo diverso, recuperando parte del riposo con sonnellini diurni: tra il 50% e l'80% delle persone anziane fa un pisolino durante il giorno, un segnale indiretto che il sonno notturno non è pienamente ristoratore.

Anche il ritmo circadiano, cioè l'orologio biologico che regola l'alternanza sonno-veglia, subisce modificazioni: è frequente osservare un anticipo delle fasi del sonno, con la tendenza ad addormentarsi presto la sera e a svegliarsi molto presto al mattino. La minore esposizione alla luce naturale, spesso legata a una vita più sedentaria e a un tempo ridotto trascorso all'aperto, può contribuire ad accentuare questa alterazione del ritmo biologico.

I principali disturbi del sonno nella terza età

Insonnia

È il disturbo del sonno più frequente in età avanzata, con una prevalenza stimata tra il 40% e il 50% nelle persone sopra i 65 anni. Si manifesta tipicamente con difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte o un risveglio precoce al mattino, con la sensazione di un riposo non sufficiente.

Apnee ostruttive del sonno (OSAS)

È il disturbo respiratorio del sonno più diffuso, e colpisce circa il 20% delle persone anziane. Consiste in brevi interruzioni della respirazione durante il sonno, che causano risvegli frequenti, spesso non ricordati dalla persona stessa, e una marcata sonnolenza durante il giorno. È una condizione che merita attenzione particolare, perché a differenza della semplice insonnia richiede spesso un percorso diagnostico specifico.

Sindrome delle gambe senza riposo

Si manifesta con una sensazione di fastidio o irrequietezza agli arti inferiori, che compare tipicamente nelle ore serali e rende difficile addormentarsi. La sua frequenza aumenta con l'età, e può essere confusa inizialmente con una semplice difficoltà ad addormentarsi legata ad altre cause.

Disturbi del ritmo circadiano

Si manifestano con un anticipo marcato delle fasi del sonno: la persona si addormenta molto presto la sera e si sveglia nelle prime ore del mattino, con un ritmo che può risultare disallineato rispetto alle abitudini familiari e sociali.

Le cause più comuni: quasi mai un fattore isolato

Nella maggior parte dei casi, i disturbi del sonno nell'anziano derivano dalla combinazione di più fattori, più che da un'unica causa isolata. Tra le condizioni mediche più frequentemente coinvolte figurano le patologie respiratorie croniche, le malattie cardiovascolari, i disturbi neurologici come il morbo di Parkinson o l'Alzheimer, i disturbi urinari come l'incontinenza o l'ipertrofia prostatica (che comportano un bisogno più frequente di urinare durante la notte), il diabete, e le patologie reumatologiche che causano dolore articolare notturno.

Anche i farmaci giocano un ruolo importante: i diuretici, ad esempio, possono aumentare la necessità di urinare di notte, mentre altri farmaci assunti per ipertensione, patologie cardiache o Alzheimer possono influire direttamente sulla qualità del sonno. A questi fattori si aggiungono spesso elementi più semplici ma non meno rilevanti, come pasti serali troppo abbondanti, ambienti rumorosi, materassi non più adeguati, ansie e preoccupazioni.

Perché i sonniferi vanno usati con grande cautela negli anziani

Uno degli aspetti meno conosciuti, ma clinicamente più rilevanti, riguarda l'uso dei sonniferi tradizionali nelle persone anziane. I dati disponibili indicano che, su ogni 13 persone sopra i 60 anni che assumono un ipnotico tradizionale per 5 notti consecutive, solamente 1 ottiene un beneficio clinicamente significativo, mentre 2 persone su ogni 6 trattate manifestano effetti collaterali. Questo rapporto tra beneficio e rischio, spesso sfavorevole, è il motivo per cui le linee guida cliniche raccomandano un uso cauto di questi farmaci nella popolazione anziana, privilegiando invece, come trattamento di prima linea, una corretta igiene del sonno, talvolta inserita in un percorso di terapia cognitivo-comportamentale.

È inoltre importante sapere che alcuni antistaminici da banco, comunemente usati per favorire il sonno, pur avendo un effetto sedativo non sono indicati per il trattamento dell'insonnia e non dovrebbero essere utilizzati a questo scopo senza il parere del medico.

Quando rivolgersi a uno specialista

Una valutazione più approfondita, che può includere un diario del sonno, questionari standardizzati o esami specifici come la polisonnografia o l'actigrafia, è generalmente indicata quando si sospettano disturbi respiratori del sonno come le apnee notturne, movimenti anomali durante il sonno, una sonnolenza diurna non spiegata da altre cause, oppure quando un primo trattamento non porta ai risultati attesi. Questi esami permettono di distinguere tra una semplice insonnia e un disturbo del sonno più specifico, che richiede un approccio terapeutico diverso.

FAQ: Domande frequenti

È normale che un anziano dorma meno ore rispetto a un adulto più giovane?

Non necessariamente meno ore in assoluto, ma il sonno tende a essere più frammentato e distribuito diversamente nell'arco della giornata, spesso con sonnellini diurni che compensano un riposo notturno meno continuo.

Le apnee notturne sono pericolose negli anziani?

Le apnee ostruttive del sonno non trattate possono comportare rischi concreti per la salute e meritano un percorso diagnostico specifico, diverso da quello di una semplice insonnia: in presenza di sonnolenza diurna marcata o russamento con pause respiratorie riferite da chi dorme accanto alla persona, è opportuno parlarne con il medico.

È sicuro dare un sonnifero a un anziano che dorme male?

I sonniferi tradizionali hanno, nella popolazione anziana, un rapporto tra benefici e rischi spesso sfavorevole, e vanno sempre prescritti e monitorati dal medico. Il trattamento di prima linea raccomandato resta una corretta igiene del sonno, eventualmente supportata da un percorso di terapia cognitivo-comportamentale.

Gli antistaminici da banco sono una soluzione sicura per dormire meglio?

No: pur avendo un effetto sedativo, non sono indicati per il trattamento dell'insonnia e il loro uso a questo scopo dovrebbe sempre essere discusso con il medico, soprattutto nelle persone anziane.

Quando è il caso di fare una polisonnografia?

Quando si sospettano disturbi respiratori del sonno, movimenti anomali notturni, o in presenza di una sonnolenza diurna non spiegabile con altre cause, oppure quando un primo trattamento per l'insonnia non ha portato ai risultati attesi.

 

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