Fondo per la Non Autosufficienza: come funziona


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Fondo per la Non Autosufficienza: come funziona
Fondo per la Non Autosufficienza: come funziona

Tra le misure economiche pensate per gli anziani non autosufficienti, il Fondo per la Non Autosufficienza (FNA) è probabilmente la più citata e, allo stesso tempo, la meno compresa dalle famiglie. A differenza di un bonus richiedibile individualmente, si tratta di uno strumento che finanzia servizi organizzati a livello regionale e locale, il che significa che il modo concreto in cui aiuta una famiglia dipende molto dal luogo in cui questa vive. Vediamo come funziona nel 2026, dopo l'approvazione del nuovo Piano nazionale per il triennio 2025-2027.

Cos'è il FNA: la risposta in breve

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Il Fondo per la Non Autosufficienza (FNA), istituito dalla Legge 296/2006, è un fondo statale che finanzia servizi per persone con disabilità e anziani non autosufficienti, non un contributo economico diretto da richiedere individualmente. Le risorse vengono trasferite alle Regioni, che le impiegano per finanziare assistenza domiciliare, servizi di sollievo per le famiglie, potenziamento degli sportelli di accesso e progetti di vita indipendente, secondo Piani regionali specifici. Nel 2026 è in vigore il nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, adottato con DPCM il 20 aprile 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno 2026, con uno stanziamento complessivo di quasi 3 miliardi di euro per il triennio.

Come funziona concretamente il Fondo

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Il punto più importante da capire è che il FNA non eroga somme direttamente ai cittadini. Non esiste una domanda nazionale unica da presentare all'INPS o a un altro ente centrale. Le risorse vengono invece trasferite alle Regioni, che a loro volta le traducono in Piani regionali per la non autosufficienza, e sono infine gestite a livello territoriale dagli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) e dai Comuni, che organizzano i servizi concreti a cui le famiglie possono accedere.

Questo significa che i servizi effettivamente disponibili, i requisiti di accesso e le modalità di richiesta variano da Regione a Regione, e in alcuni casi anche da Comune a Comune all'interno della stessa Regione.

Quanto vale il Fondo nel 2026 e come si divide

Il nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 prevede uno stanziamento complessivo di circa 3 miliardi di euro per il triennio, così suddiviso per annualità: circa 982 milioni di euro nel 2025, 934,5 milioni di euro nel 2026 e oltre 1,1 miliardi di euro nel 2027.

Le risorse si dividono in due componenti principali. Una quota indistinta, destinata sia alle persone con disabilità sia agli anziani non autosufficienti (pari a circa 605 milioni nel 2025, 620 milioni nel 2026 e 794 milioni nel 2027), e una quota vincolata, identica per ciascuna annualità del triennio, che comprende: 250 milioni di euro l'anno destinati specificamente ai Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) per gli anziani non autosufficienti; 50 milioni di euro l'anno per rafforzare il personale sociale nei Punti Unici di Accesso (PUA); circa 14,6 milioni di euro l'anno per i progetti di vita indipendente rivolti alle persone con disabilità.

Come vengono ripartite le risorse tra le Regioni

La quota indistinta viene assegnata alle Regioni sulla base di tre parametri oggettivi: per l'80% in base alla popolazione residente con almeno 75 anni, per il 10% in base ai titolari dell'indennità di accompagnamento, e per il restante 10% in base alle persone con riconoscimento di handicap grave ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992.

I 250 milioni di euro l'anno destinati specificamente ai LEPS per gli anziani non autosufficienti seguono invece un criterio leggermente diverso: 70% in base alla popolazione residente di età pari o superiore a 70 anni, e 30% in base ai titolari di indennità di accompagnamento nella stessa fascia d'età.

Cosa finanzia concretamente il Fondo

A livello territoriale, le risorse del FNA vengono tipicamente impiegate per finanziare: assistenza domiciliare sociale e assistenza sociale integrata con i servizi sanitari; servizi di sollievo per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, pensati per alleggerire temporaneamente il carico assistenziale dei caregiver; servizi di supporto continuativo alle famiglie che assistono un anziano non autosufficiente; il potenziamento dei Punti Unici di Accesso (PUA), gli sportelli che dovrebbero orientare le persone e collegare la presa in carico sociale e sanitaria; progetti di vita indipendente per le persone con disabilità.

I requisiti economici: l'esempio dell'ISEE

Ogni Regione definisce le proprie condizioni di accesso tramite l'ISEE sociosanitario, ma il Piano nazionale stabilisce un vincolo comune: per gli interventi rivolti a persone con necessità di sostegno elevato o molto elevato, le soglie ISEE non possono essere inferiori a 50.000 €. Ad esempio, la Regione Lombardia, con la propria delibera di giugno 2026, ha fissato per le persone con necessità di sostegno molto elevato (ex "gravissimi") un ISEE sociosanitario non superiore a 50.000 € per adulti e anziani, oppure un ISEE ordinario non superiore a 65.000 €. Le soglie specifiche di ogni Regione vanno sempre verificate presso il proprio Ambito Territoriale Sociale, perché possono variare rispetto a questo esempio.

Come accedere ai servizi in pratica

Non essendoci una domanda nazionale unica, il primo passo consiste nel rivolgersi al Punto Unico di Accesso (PUA) della propria ASL/ASST o all'Ambito Territoriale Sociale (ATS) di riferimento, generalmente collegato al Comune di residenza. Questi sportelli sono il punto di riferimento per avviare la valutazione multidimensionale del bisogno assistenziale e per essere indirizzati verso i servizi e le misure effettivamente disponibili sul territorio, che variano in base al Piano regionale adottato e alle risorse assegnate a quella Regione per l'annualità in corso.

Fondo per la Non Autosufficienza e Prestazione Universale (bonus 850€): non sono la stessa cosa

È frequente fare confusione tra il FNA e la Prestazione Universale, la misura INPS che include il cosiddetto "bonus anziani da 850 euro". Si tratta di due strumenti diversi: la Prestazione Universale è un contributo economico individuale, richiesto direttamente all'INPS da chi possiede specifici requisiti (età, ISEE, indennità di accompagnamento), mentre il FNA finanzia servizi organizzati dalle Regioni (assistenza domiciliare, sollievo, PUA), senza una domanda individuale a livello nazionale. Una famiglia può, a seconda della propria situazione, avere accesso a entrambi gli strumenti, ciascuno con le proprie regole.

FAQ: Domande frequenti

Posso fare domanda direttamente all'INPS per ricevere i soldi del Fondo per la Non Autosufficienza?

No. Il FNA non prevede una domanda individuale né un'erogazione diretta ai cittadini: finanzia servizi organizzati dalle Regioni e dagli Ambiti Territoriali Sociali. Per accedere ai servizi concreti bisogna rivolgersi al Punto Unico di Accesso (PUA) o all'Ambito Territoriale Sociale del proprio Comune.

I servizi finanziati dal FNA sono uguali in tutta Italia?

No. Ogni Regione adotta un proprio Piano regionale per la non autosufficienza, con criteri di accesso, ISEE e servizi che possono variare, anche se il Piano nazionale stabilisce alcuni vincoli comuni (ad esempio le soglie ISEE minime per i bisogni più elevati).

Qual è la differenza tra il FNA e la Prestazione Universale da 850€?

Il FNA finanzia servizi organizzati dalle Regioni (assistenza domiciliare, sollievo, sportelli PUA), mentre la Prestazione Universale è un contributo economico individuale richiesto direttamente all'INPS. Sono due misure distinte e potenzialmente complementari.

Quanto vale il Fondo per la Non Autosufficienza nel 2026?

Per il 2026 sono stanziati circa 934,5 milioni di euro, all'interno di una dotazione complessiva di quasi 3 miliardi di euro per l'intero triennio 2025-2027 previsto dal nuovo Piano nazionale.

A chi conviene rivolgersi per sapere quali servizi sono disponibili nella propria zona?

Il riferimento principale è il Punto Unico di Accesso (PUA) della propria ASL/ASST o l'Ambito Territoriale Sociale (ATS) collegato al proprio Comune di residenza, che possono indicare i servizi attivi localmente e i requisiti specifici per accedervi.

 

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