Successione ed eredità: cosa sapere quando un genitore è in RSA


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Successione ed eredità: cosa sapere quando un genitore è in RSA
Successione ed eredità: cosa sapere quando un genitore è in RSA

Quando un genitore entra in una RSA, la famiglia si concentra giustamente sull'assistenza quotidiana e sul benessere della persona. Ma è proprio in questa fase, spesso segnata da fragilità fisica e talvolta cognitiva, che nascono più facilmente situazioni destinate a diventare motivo di conflitto tra eredi anni dopo: testamenti fatti in condizioni di salute precarie, donazioni verso una badante o un figlio che si è occupato di più degli altri, debiti lasciati in sospeso. Conoscere le regole di base della successione italiana aiuta a prevenire buona parte di questi problemi.

Successione e RSA: la risposta in breve

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La legge italiana riserva sempre a coniuge, figli e, in loro assenza, ai genitori del defunto (i cosiddetti legittimari) una quota di eredità che non può essere negata, né con un testamento né con donazioni fatte in vita. Un testamento redatto quando il genitore era già molto fragile, fisicamente o cognitivamente, può essere impugnato per incapacità naturale del testatore, e le donazioni fatte durante il ricovero, in particolare verso persone esterne alla famiglia come una badante, possono sollevare il sospetto di circonvenzione di incapace. È inoltre importante ricordare che chi accetta un'eredità risponde anche dei debiti del defunto, comprese eventuali rette RSA rimaste non saldate: prima di accettare, conviene sempre verificare con attenzione la situazione economica complessiva.

La legittima: la base da cui partire

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Nel diritto italiano, alcuni familiari stretti (coniuge, figli e, se non ci sono figli, i genitori del defunto) hanno diritto per legge a una quota minima dell'eredità, chiamata legittima, che non può essere lesa in nessun modo, nemmeno con un testamento che disponga diversamente. Se il defunto non ha lasciato testamento, la successione segue le regole della successione legittima: ad esempio, in presenza di un coniuge senza figli ma con genitori o fratelli ancora in vita, al coniuge spettano i due terzi dell'eredità, con almeno un quarto riservato comunque ai genitori. Se il coniuge è l'unico superstite, senza figli, ascendenti o fratelli, riceve l'intero patrimonio. Il coniuge superstite ha inoltre sempre diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano, un diritto che si aggiunge alla propria quota. È importante sapere che il convivente di fatto, a differenza del coniuge, non eredita automaticamente per legge: senza un testamento specifico, non riceve nulla.

Il testamento fatto in età avanzata: il rischio di contestazione

Un testamento redatto quando il genitore era già ricoverato in RSA, magari in condizioni di salute fisica o cognitiva compromesse, resta valido, ma è anche uno dei testamenti più frequentemente oggetto di contestazione da parte degli altri eredi. Il motivo principale di impugnazione in questi casi è l'incapacità naturale del testatore al momento della redazione dell'atto: se si dimostra che la persona, pur non essendo interdetta o inabilitata, non era in grado di comprendere pienamente il significato e le conseguenze delle proprie disposizioni, il testamento può essere annullato. Va detto che la prova di questa incapacità non richiede necessariamente una perizia formale contestuale all'atto: la giurisprudenza più recente ammette che possa essere dimostrata anche attraverso presunzioni e la convergenza di più indizi, come referti medici dello stesso periodo, testimonianze o il contenuto stesso delle disposizioni.

Per ridurre il rischio di future contestazioni, è generalmente consigliabile redigere il testamento nella forma pubblica, davanti a un notaio, che ha l'obbligo di verificare la comprensione e la volontà del testatore al momento della sottoscrizione, piuttosto che nella forma olografa, scritta di proprio pugno senza alcun controllo esterno.

Le donazioni fatte durante il ricovero e la circonvenzione di incapace

Un altro tema delicato riguarda le donazioni fatte da un genitore mentre si trova in una struttura, in particolare quando il beneficiario è una persona esterna alla cerchia familiare più stretta, come una badante o, più raramente, un componente dello staff della struttura. Sul piano civile, se queste donazioni ledono la quota di legittima spettante ai familiari, questi ultimi possono agire con l'azione di riduzione entro dieci anni dall'apertura della successione, cioè dalla morte del genitore, per ottenere la reintegrazione della propria quota.

Sul piano penale, se emergono elementi che dimostrano che qualcuno ha approfittato consapevolmente dello stato di infermità psichica o di deficienza della persona per indurla a compiere un atto a proprio vantaggio, come una donazione o un testamento a proprio favore, si può configurare il reato di circonvenzione di incapace. È utile sapere che questi due piani, civile e penale, restano distinti tra loro: un'eventuale archiviazione della denuncia penale non impedisce comunque ai familiari di agire civilmente per la reintegrazione della legittima, qualora ne ricorrano i presupposti.

Le donazioni ai figli: contano comunque come anticipo di eredità

Anche le donazioni fatte in vita a favore di un figlio, magari come riconoscimento per essersi occupato in modo più diretto del genitore durante il periodo di ricovero, non restano fuori dal calcolo dell'eredità: la legge le considera un anticipo della futura successione. Questo significa che, alla morte del genitore, il figlio che ha ricevuto la donazione dovrà "conferirla" idealmente alla massa ereditaria complessiva (un meccanismo chiamato collazione), in modo che la divisione tra tutti gli eredi tenga conto di quanto già ricevuto in vita da ciascuno. Ignorare questo aspetto, magari dando per scontato che una donazione fatta anni prima non abbia più alcuna rilevanza al momento della successione, è uno degli errori più comuni tra le famiglie.

I debiti ereditari: attenzione alle rette non saldate

Un aspetto che molte famiglie scoprono solo troppo tardi è che chi accetta un'eredità non riceve solo il patrimonio attivo del defunto, ma risponde anche dei suoi debiti: mutui, cartelle esattoriali, fideiussioni, bollette arretrate, e — un caso particolarmente rilevante in questo contesto — eventuali rette della RSA rimaste non saldate al momento della morte. Prima di accettare formalmente un'eredità, è quindi sempre opportuno ricostruire con attenzione sia l'attivo sia il passivo del patrimonio.

Quando il quadro economico non è del tutto chiaro, o si sospetta la presenza di debiti significativi, la legge offre un'alternativa all'accettazione pura e semplice: l'accettazione con beneficio di inventario, che mantiene separato il patrimonio personale dell'erede da quello ereditato, limitando la responsabilità per i debiti del defunto al solo valore di quanto effettivamente ricevuto. È inoltre sempre possibile rinunciare del tutto all'eredità, con una dichiarazione resa davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale competente: chi rinuncia è considerato come se non fosse mai stato chiamato all'eredità, non riceve nulla ma non risponde nemmeno di alcun debito.

I tempi da tenere a mente

Dopo la morte, la dichiarazione di successione va presentata generalmente entro 12 mesi: superare questo termine comporta sanzioni e interessi. L'azione di riduzione per la lesione della legittima, sia da testamento sia da donazioni fatte in vita, si prescrive invece in dieci anni dall'apertura della successione. È importante sapere che questi termini sono relativamente lunghi rispetto ad altri ambiti del diritto, ma proprio per questo motivo è facile perdere traccia delle scadenze in famiglie che affrontano contemporaneamente il lutto e la gestione pratica dell'eredità.

Un consiglio pratico: la trasparenza in famiglia, prima ancora che sia necessaria

Molti dei conflitti ereditari più difficili nascono da decisioni prese in totale buona fede durante il periodo di ricovero di un genitore, ma senza informare gli altri familiari: una donazione, una procura utilizzata per operazioni significative, un testamento redatto senza coinvolgere nessuno. Come già evidenziato nel nostro articolo sulla procura per gestire i conti bancari di un genitore anziano, condividere per tempo con gli altri familiari le decisioni economiche più rilevanti, anche quando la legge non lo richiede espressamente, resta uno degli strumenti più efficaci per prevenire contestazioni e tensioni familiari una volta aperta la successione.

FAQ:  Domande frequenti

Un testamento fatto mentre il genitore era in RSA è automaticamente valido?

Sì, resta valido, ma è più esposto al rischio di essere impugnato per incapacità naturale del testatore, soprattutto se la persona si trovava già in condizioni di salute fisica o cognitiva compromesse al momento della redazione dell'atto.

Cosa succede se il genitore ha fatto una donazione importante a una badante?

Sul piano civile, se la donazione lede la quota di legittima dei familiari, questi possono agire in riduzione entro dieci anni dalla morte del genitore. Sul piano penale, se emergono elementi di approfittamento consapevole dello stato di fragilità della persona, si può configurare il reato di circonvenzione di incapace, un procedimento distinto e autonomo rispetto all'azione civile.

Le donazioni fatte a un figlio durante il ricovero del genitore vanno dichiarate al momento dell'eredità?

Sì. Le donazioni fatte in vita a un legittimario sono considerate un anticipo di eredità e vanno conferite alla massa ereditaria complessiva al momento della successione, in modo che la divisione tenga conto di quanto già ricevuto da ciascun erede.

Gli eredi devono pagare le rette RSA non saldate dal genitore defunto?

Sì, se accettano l'eredità in modo puro e semplice, rispondono anche di questo tipo di debiti. Per limitare questo rischio, quando la situazione economica non è del tutto chiara, è possibile optare per l'accettazione con beneficio di inventario, oppure rinunciare del tutto all'eredità.

Entro quanto tempo si può contestare un testamento o una donazione che lede la legittima?

L'azione di riduzione si prescrive in dieci anni dall'apertura della successione, cioè dalla morte della persona. È un termine relativamente lungo, ma è comunque consigliabile non rimandare la valutazione della propria posizione una volta che la successione si è aperta.

 

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