Un dolore al piede che compare camminando, un'unghia che fa male da mesi, una piccola crosta dura sotto il tallone: sono disturbi che moltissimi anziani tendono a considerare un fastidio minore, quasi un tributo inevitabile all'età, da sopportare in silenzio. È proprio questo atteggiamento, più della patologia in sé, a trasformare piccoli problemi in complicazioni serie, incluso un aumento concreto del rischio di cadute.
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Le patologie del piede riguardano tra il 70% e l'80% delle persone anziane, con forme che vanno da disturbi lievi a condizioni più gravi, capaci in alcuni casi di compromettere la capacità di camminare in sicurezza e di aumentare direttamente il rischio di cadute, spesso seguite da fratture del femore. Nonostante questa diffusione, i problemi ai piedi vengono frequentemente interpretati come una normale conseguenza dell'invecchiamento, tollerati o ignorati, mentre nella maggior parte dei casi possono essere prevenuti o curati efficacemente con un'assistenza podologica regolare. La cura dei piedi non è quindi solo una questione di comfort, ma un elemento concreto di prevenzione, in particolare per chi convive con diabete, artrosi o disturbi circolatori.
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Molte persone anziane, di fronte a un dolore o a una deformità del piede che si sviluppa gradualmente, tendono a considerarlo un effetto scontato dell'età, qualcosa da sopportare più che da curare. Questo atteggiamento espone al rischio concreto di cronicizzazione del problema, e nei casi più seri a una disabilità che si sarebbe potuta evitare con un intervento tempestivo. La realtà, meno conosciuta di quanto dovrebbe, è che la maggior parte delle patologie podaliche degli anziani può essere trattata, alleviando il dolore e restituendo una funzionalità che spesso si dà per persa definitivamente.
Le condizioni podaliche più frequenti nella popolazione anziana sono legate principalmente a due grandi cause: le disfunzioni metaboliche, in primo luogo il diabete, e le patologie di natura artrosica degenerativa, che si aggiungono spesso a condizioni come l'artrite reumatoide o i disturbi circolatori. Tra i disturbi più comuni e dolorosi figura anche l'unghia incarnita, che se riconosciuta e trattata tempestivamente evita infezioni e complicazioni successive, oltre a calli e duroni, che non andrebbero mai trattati autonomamente, ma sempre affidati a un professionista.
Il piede diabetico merita un approfondimento specifico, perché il meccanismo con cui si sviluppa spiega bene perché la sorveglianza regolare sia così importante. Il diabete può causare una riduzione della sensibilità (la cosiddetta neuropatia diabetica) e una scarsa circolazione sanguigna (arteriopatia periferica), due condizioni che insieme aumentano notevolmente il rischio di traumi, infezioni e lesioni che possono passare completamente inosservati. Un callo, che normalmente nasce come meccanismo di difesa della pelle sottoposta a un carico eccessivo, può in questi pazienti trasformarsi esso stesso in un fattore di rischio: poiché la persona non avverte più correttamente la pressione anomala su quella zona, il carico eccessivo persiste senza essere percepito, e proprio sotto il callo può svilupparsi un'ulcera, spesso senza che la persona se ne accorga fino a uno stadio già avanzato.
Per questo motivo, le linee guida cliniche raccomandano uno screening neuropatico e vascolare del piede una volta all'anno per i pazienti diabetici in generale, ma per le persone anziane, considerate a rischio più elevato, la frequenza consigliata scende a ogni sei mesi.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il collegamento tra la salute dei piedi e l'equilibrio complessivo della persona. Problemi podalici non trattati influiscono direttamente sulla stabilità durante la camminata, contribuendo al rischio di cadute descritto anche nel nostro approfondimento dedicato alla prevenzione fisica delle cadute negli anziani. Nei pazienti con neuropatia periferica, i muscoli della caviglia possono perdere fino al 40-60% della loro forza, ma studi clinici hanno dimostrato che questa forza può essere in gran parte recuperata con alcune settimane di esercizio terapeutico mirato: esercizi di stretching, protocolli specifici come il Buerger-Allen, ed esercizi propriocettivi e di equilibrio, che migliorano la percezione sensoriale del piede e riducono concretamente il rischio di cadute correlate.
Prendersi cura dei piedi non richiede necessariamente interventi complessi, ma piccole abitudini quotidiane costanti. Le unghie andrebbero tagliate diritte e non troppo corte, chiedendo l'aiuto di un podologo in caso di difficoltà a farlo autonomamente. Le scarpe dovrebbero essere comode, senza stringere, e andrebbero sempre controllate prima di indossarle per escludere la presenza di piccoli oggetti che potrebbero causare ferite non avvertite. Le calze, preferibilmente in cotone per lasciare respirare la pelle, andrebbero cambiate ogni giorno. Un'attività fisica regolare, anche solo camminare con costanza, sostiene la circolazione sanguigna nei piedi. È fondamentale non tentare mai di curare autonomamente calli o duroni, ma rivolgersi sempre a un professionista, ed è altrettanto importante osservare quotidianamente i piedi, prestando attenzione alla punta delle dita, alla parte inferiore delle dita stesse, al tallone, alla pianta e alla parte esterna del piede: qualsiasi abrasione, ferita o arrossamento merita una valutazione specialistica tempestiva.
Un controllo podologico regolare non dovrebbe essere riservato solo a chi ha già un problema evidente: nelle persone anziane, in particolare in presenza di diabete, artrosi, artrite reumatoide o disturbi circolatori, le visite periodiche permettono di individuare i problemi prima che diventino gravi, offrendo indicazioni personalizzate sulla cura quotidiana e sulla scelta delle calzature più adatte. In alcuni casi, un esame specifico chiamato baropodometria, che analizza l'appoggio del piede e la distribuzione del peso durante la camminata, può aiutare a individuare problemi posturali che coinvolgono non solo i piedi, ma anche ginocchia e schiena.
No. Sebbene siano molto diffusi (riguardano il 70-80% degli anziani), la maggior parte delle patologie podaliche può essere trattata efficacemente, e ignorarle aumenta il rischio di cronicizzazione, disabilità e cadute.
Perché la ridotta sensibilità (neuropatia) impedisce di avvertire correttamente traumi o carichi anomali sulla pelle, permettendo a lesioni come le ulcere di svilupparsi, spesso sotto un callo, senza che la persona se ne accorga fino a uno stadio già avanzato.
Le linee guida raccomandano uno screening neuropatico e vascolare ogni sei mesi per i pazienti anziani, considerati a rischio più elevato rispetto alla popolazione diabetica generale, per cui è generalmente sufficiente una volta all'anno.
Sì. Problemi podalici non trattati compromettono l'equilibrio e la stabilità durante la camminata, mentre esercizi mirati possono recuperare in poche settimane gran parte della forza muscolare persa, ad esempio nei pazienti con neuropatia periferica, riducendo concretamente il rischio di cadute.
No, non è consigliabile: calli e duroni andrebbero sempre trattati da un podologo, soprattutto negli anziani e ancora di più in presenza di diabete o disturbi circolatori, per evitare complicazioni e lesioni.
La salute dei piedi è fondamentale per mantenere autonomia, equilibrio e qualità della vita nelle persone anziane. Molti disturbi podologici vengono erroneamente considerati normali con l'avanzare dell'età, ma nella maggior parte dei casi possono essere prevenuti o curati efficacemente. Una corretta cura quotidiana, controlli regolari dal podologo e particolare attenzione nei pazienti diabetici permettono di ridurre il rischio di infezioni, ulcere e cadute, contribuendo a preservare la mobilità e il benessere generale.
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