Nell'immaginario comune, l'hospice viene spesso descritto semplicemente come "il luogo dove si va a morire", una definizione tanto diffusa quanto imprecisa, che genera confusione anche rispetto a una RSA. In realtà si tratta di due strutture pensate per rispondere a bisogni molto diversi, e capire questa differenza aiuta le famiglie a orientarsi in un momento in cui è già difficile prendere decisioni con lucidità.
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L'hospice è una struttura socio-sanitaria residenziale dedicata alle cure palliative, rivolta a persone di qualsiasi età affette da una malattia inguaribile in fase avanzata o terminale, quando l'assistenza domiciliare non è più sufficiente o possibile. Il suo obiettivo non è la guarigione, ma il controllo dei sintomi e il miglioramento della qualità della vita residua. La RSA, invece, è pensata per anziani non autosufficienti con patologie croniche che, pur essendo spesso gravi, non comportano una prognosi infausta a breve termine, e la degenza può protrarsi per anni. Un'altra differenza sostanziale riguarda i costi: il ricovero in hospice è sempre gratuito in tutta Italia, mentre le rette delle RSA sono modulate in base al reddito e ad altri parametri regionali.
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L'hospice, chiamato anche Centro Residenziale per Cure Palliative, è una struttura pensata per accogliere persone con una malattia inguaribile in fase avanzata, quando le cure a domicilio diventano difficili da sostenere o non sono più sufficienti a controllare i sintomi. L'obiettivo delle cure palliative non è mai la guarigione, ma alleviare il dolore, gestire sintomi complessi come la difficoltà respiratoria o la nausea, e favorire il maggior benessere possibile, rispettando i tempi e i desideri della persona malata e della sua famiglia.
Dal punto di vista dell'ambiente, l'hospice si distingue volutamente da un ospedale: le camere sono spesso singole, arredate in modo caldo e simile a un'abitazione, e in molte strutture un familiare può restare a dormire accanto al proprio caro, senza gli orari di visita rigidi tipici degli ospedali. L'assistenza è garantita da un'équipe multidisciplinare che comprende medici, infermieri, fisioterapisti, e, quando necessario, un supporto psicologico rivolto sia al paziente sia ai familiari.
L'hospice accoglie persone di qualsiasi età, non solo anziani, affette da una patologia inguaribile in fase avanzata o terminale. La RSA accoglie invece prevalentemente anziani non autosufficienti, spesso con patologie croniche importanti, ma in condizioni cliniche stabili, senza una prognosi infausta a breve termine.
Qui la differenza è particolarmente marcata: secondo i dati raccolti in alcune strutture italiane, la degenza media in RSA è stata pari a 692 giorni (dato relativo al 2021), mentre la degenza media in un hospice, nello stesso periodo, è stata di appena 17 giorni. L'hospice è pensato per un'assistenza intensiva ma di breve durata: come indicazione generale, se una degenza dovesse protrarsi oltre i tre mesi, l'équipe valuta solitamente altre forme di assistenza più adeguate. La RSA, al contrario, può diventare una soluzione residenziale di lungo periodo, anche per diversi anni.
Il ricovero in hospice è sempre gratuito su tutto il territorio nazionale: le cure palliative rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale ai sensi della Legge 38/2010, e non è prevista alcuna tariffa a carico del paziente o della famiglia. Le RSA, invece, pur rientrando anch'esse nei LEA, prevedono generalmente una retta a carico della famiglia (la quota sociale/alberghiera), modulata in base all'ISEE e ad altri parametri stabiliti a livello regionale.
In RSA l'assistenza è orientata a mantenere e, quando possibile, migliorare l'autonomia della persona, prevenendo e curando le patologie croniche nel lungo periodo. In hospice l'assistenza è orientata al comfort e al controllo dei sintomi nella fase finale della malattia, senza un obiettivo di recupero funzionale.
La richiesta di ricovero in hospice deve essere avanzata formalmente dal medico di famiglia oppure, se la persona è già ricoverata, dal medico ospedaliero che la ha in cura. La richiesta viene poi valutata da un'Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), che autorizza il ricovero in base alle condizioni cliniche della persona. È inoltre possibile, se necessario, rivolgersi a una struttura situata in una Regione diversa da quella di residenza, presentando la documentazione richiesta al distretto sanitario competente. Come per le RSA, anche per gli hospice possono esistere liste d'attesa, generalmente gestite secondo criteri di priorità legati all'urgenza clinica della situazione.
Chi percepisce l'indennità di accompagnamento deve sapere che, durante il ricovero in hospice, questa prestazione viene sospesa: essendo il ricovero interamente gratuito e a carico del Servizio Sanitario Nazionale, si applica lo stesso principio generale che vale per qualsiasi ricovero completamente gratuito e continuativo, già descritto nella nostra guida completa all'indennità di accompagnamento.
Non è raro che un ospite di RSA, nel corso del tempo, veda peggiorare le proprie condizioni fino a rientrare in una fase terminale di malattia. In questi casi, se la RSA non dispone delle competenze e degli strumenti necessari per garantire cure palliative adeguate, l'équipe che segue la persona può proporre, in accordo con la famiglia, un trasferimento verso un hospice, dove l'assistenza è specificamente strutturata per questa fase della vita. Il Piano Assistenziale Individualizzato (PAI), aggiornato periodicamente, è lo strumento attraverso cui viene monitorata l'evoluzione dei bisogni della persona e valutata l'eventuale necessità di questo tipo di passaggio.
No. Pur essendo storicamente associato ai malati di cancro, l'hospice accoglie persone affette da qualsiasi malattia inguaribile in fase avanzata, di qualunque età, non solo pazienti oncologici.
Nulla: in Italia il ricovero in hospice è sempre gratuito, essendo le cure palliative garantite dal Servizio Sanitario Nazionale come diritto del malato, ai sensi della Legge 38/2010.
In molte strutture sì: gli hospice sono generalmente organizzati con camere singole che permettono a un familiare di restare accanto al proprio caro, e senza gli orari di visita rigidi tipici degli ospedali.
Secondo alcuni dati disponibili, la degenza media si aggira intorno ai 17 giorni, molto inferiore rispetto ai tempi tipici di una RSA. È pensato per un'assistenza intensiva di breve durata; se la degenza si protrae oltre i tre mesi, si valutano solitamente altre soluzioni assistenziali.
Sì, se le sue condizioni evolvono verso una fase terminale e la RSA non è attrezzata per garantire cure palliative adeguate. La decisione viene valutata dall'équipe curante insieme alla famiglia, sulla base del Piano Assistenziale Individualizzato.
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