È uno dei disturbi più diffusi, e allo stesso tempo più taciuti, tra le persone anziane: se ne parla poco, spesso per imbarazzo, eppure la stitichezza cronica può avere un impatto reale sulla qualità della vita quotidiana, e nei casi più trascurati portare a complicanze che si potevano evitare con una gestione più attenta fin dai primi segnali.
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Con l'avanzare dell'età, il transito intestinale rallenta naturalmente, rendendo la stitichezza un disturbo molto comune tra gli anziani. Si parla di stitichezza cronica quando il numero di evacuazioni scende sotto le tre volte a settimana, con sintomi che persistono per almeno tre mesi nell'arco di un anno. Le cause sono quasi sempre multifattoriali: farmaci assunti cronicamente (responsabili, secondo alcune stime, fino al 40% dei casi), ridotta mobilità, dieta povera di fibre, scarsa idratazione e diverse condizioni di salute croniche si sommano tra loro. Una gestione attenta, che combini esercizio fisico adeguato alle capacità della persona, alimentazione e, quando necessario, un supporto farmacologico concordato con il medico, permette nella maggior parte dei casi di tenere sotto controllo il disturbo e prevenirne le complicanze più serie, come la formazione di un fecaloma.
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Il rallentamento del transito intestinale legato all'invecchiamento non è solo una percezione soggettiva, ma ha una base fisiologica precisa: con l'età, i nervi che coordinano le contrazioni muscolari dell'intestino diventano meno efficienti, rallentando il transito delle feci. Questo passaggio più lento comporta un maggiore assorbimento di acqua da parte dell'intestino, rendendo le feci più dure e asciutte, e quindi più difficili, dolorose e meno frequenti da espellere.
Non ogni difficoltà occasionale nell'evacuazione va considerata una vera stipsi. In ambito geriatrico, si parla di stitichezza cronica quando il numero di evacuazioni scende sotto le tre volte a settimana e questa condizione, insieme ad altri sintomi tipici come lo sforzo eccessivo o la sensazione di evacuazione incompleta, si presenta in modo ricorrente per almeno tre mesi nell'arco di un periodo di dodici mesi.
Una parte significativa dei casi di stitichezza negli anziani, secondo alcune stime fino al 40%, è legata all'uso continuativo di farmaci. Gli oppioidi, utilizzati per il dolore cronico, rallentano in modo marcato la motilità intestinale. Gli anticolinergici, prescritti per il morbo di Parkinson, l'incontinenza urinaria o alcuni disturbi respiratori, riducono la peristalsi, cioè i movimenti che spingono le feci lungo l'intestino. Anche diuretici, integratori di calcio o ferro, alcuni antiacidi, antistaminici e antidepressivi figurano tra i farmaci più frequentemente associati a questo effetto collaterale.
Periodi prolungati a letto o una ridotta capacità di movimento, comuni in molte situazioni di fragilità legate all'età, favoriscono l'insorgenza della stipsi cronica, perché il movimento del corpo stimola naturalmente anche la motilità intestinale.
Una dieta povera di fibre e un'idratazione insufficiente sono tra le cause più facilmente correggibili, ma anche tra le più diffuse, soprattutto quando l'appetito o lo stimolo della sete si riducono naturalmente con l'età.
L'anziano convive spesso con più patologie croniche contemporaneamente, come malattie cardiovascolari, diabete, ipotiroidismo, Parkinson o disturbi cognitivi, ciascuna delle quali può contribuire, direttamente o indirettamente, alla stitichezza, complicando ulteriormente la gestione complessiva del disturbo.
Quando la stitichezza cronica non viene adeguatamente trattata, le feci possono accumularsi e indurirsi progressivamente, fino a formare un fecaloma: una massa fecale solida che può risultare difficile da espellere naturalmente e che, nei casi più gravi, comporta il rischio di un'occlusione intestinale. Riconoscere e trattare per tempo la stitichezza cronica è quindi importante non solo per il comfort quotidiano, ma anche per prevenire questa complicanza, insieme ad altre come emorroidi, ragadi o prolasso rettale, anch'esse favorite da una stipsi trascurata a lungo.
Il movimento è uno degli strumenti più efficaci per favorire la regolarità intestinale, ma va calibrato in base alle reali capacità motorie della persona. Per gli anziani con una buona mobilità, può bastare una camminata di 15-20 minuti, una o due volte al giorno. Per chi ha una mobilità più ridotta, sono utili brevi deambulazioni, anche solo di circa 15 metri, ripetute almeno due volte al giorno. Per le persone allettate, esistono esercizi specifici che possono essere svolti anche a letto, come l'inclinazione del bacino, la rotazione della base del tronco e il sollevamento delle gambe, da ripetere per 15-20 minuti almeno due volte al giorno.
Aumentare l'apporto di fibre attraverso frutta, verdura e cereali integrali aiuta concretamente il transito intestinale: le fibre, pur non avendo valore nutritivo in senso stretto, trattengono acqua nelle feci, ammorbidendole e facilitandone il passaggio. Una buona idratazione quotidiana è altrettanto importante, così come, quando possibile in base alla mobilità della persona, privilegiare l'uso della toilette rispetto alla padella, poiché la posizione seduta più fisiologica facilita l'evacuazione.
Se si sospetta che un farmaco assunto regolarmente stia contribuendo alla stitichezza, la regola fondamentale è non sospenderlo mai autonomamente, mettendo invece al corrente il medico curante o il farmacista del problema. Spesso è possibile intervenire con accorgimenti alimentari, l'aggiunta di lassativi mirati o probiotici, senza dover rinunciare all'efficacia della terapia principale, che in molti casi resta necessaria per gestire altre condizioni di salute.
Nelle persone con demenza, la gestione della stitichezza richiede talvolta un approccio diverso da quello standard: se il disturbo è legato più a un problema nervoso o muscolare che a una semplice carenza di fibre, un aumento dell'apporto di fibre potrebbe non essere la soluzione più efficace, e potrebbe essere preferibile, sempre sotto indicazione medica, l'uso di trattamenti che aggiungano acqua al colon per ammorbidire le feci. Anche in questi casi, l'esercizio fisico, quando le condizioni lo consentono, resta un valido alleato per sostenere la regolarità intestinale.
È opportuno consultare il medico quando la stitichezza persiste nonostante gli accorgimenti quotidiani, quando compaiono sintomi gravi o un cambiamento improvviso e significativo delle abitudini intestinali, o quando si sospetta la presenza di un fecaloma. Un medico può valutare le cause sottostanti, verificare se un farmaco in corso stia contribuendo al problema, ed eventualmente indicare il trattamento più appropriato e sicuro per la specifica situazione della persona.
Il numero minimo di riferimento è generalmente indicato in tre volte a settimana. Al di sotto di questa frequenza, se il problema persiste per almeno tre mesi nell'arco di un anno, si può parlare di stitichezza cronica.
Sì, in una quota significativa dei casi, stimata fino al 40%. Oppioidi, anticolinergici, diuretici, alcuni antiacidi, antistaminici e antidepressivi sono tra i farmaci più frequentemente coinvolti.
Non bisogna mai sospendere il farmaco autonomamente. È necessario parlarne con il medico o il farmacista, che potranno valutare accorgimenti alimentari, lassativi mirati o eventuali modifiche alla terapia, senza compromettere il trattamento della condizione principale.
È una massa di feci indurite che si forma quando la stitichezza cronica non viene trattata adeguatamente. Nei casi più gravi può causare un'occlusione intestinale, motivo per cui è importante non sottovalutare una stipsi persistente.
Sì, esistono esercizi specifici eseguibili anche a letto, come l'inclinazione del bacino, la rotazione del tronco e il sollevamento delle gambe, utili per stimolare la motilità intestinale anche in assenza di mobilità autonoma.
La stitichezza è un disturbo molto frequente negli anziani, dovuto principalmente al rallentamento fisiologico del transito intestinale con l’età. Si definisce cronica quando le evacuazioni sono inferiori a tre a settimana per almeno tre mesi. Le cause sono spesso multiple: farmaci, scarsa mobilità, dieta povera di fibre, idratazione insufficiente e patologie croniche. Una gestione efficace si basa su movimento adattato alle capacità della persona, alimentazione equilibrata e adeguata idratazione, con eventuale supporto farmacologico sotto controllo medico. Intervenire precocemente è fondamentale per evitare complicanze come il fecaloma.
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