Molte vedove e vedovi scoprono, proprio nel momento in cui ne avrebbero più bisogno, che la pensione di reversibilità non è affatto un importo fisso e automatico: dipende da chi altro ha diritto insieme al coniuge, dal reddito personale del beneficiario, e da alcune situazioni familiari, come una separazione o un divorzio precedenti, che possono cambiare sensibilmente le regole del gioco.
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La pensione di reversibilità spetta ai familiari superstiti di un pensionato deceduto, in percentuali che variano in base a chi altro ha diritto insieme al coniuge: il coniuge solo riceve il 60% della pensione del defunto, percentuale che sale all'80% con un figlio a carico e al 100% con due o più figli. Questo importo può essere ridotto, fino al 50%, se il coniuge superstite possiede redditi propri superiori a determinate soglie, ma questa riduzione non si applica mai se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili aventi diritto alla prestazione. La domanda va presentata online all'INPS, e decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso.
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Il termine "reversibilità" viene spesso usato in modo generico, ma tecnicamente corrisponde solo a una delle due situazioni possibili. Si parla di pensione di reversibilità quando il familiare deceduto era già titolare di una pensione. Si parla invece di pensione indiretta quando il lavoratore non era ancora andato in pensione, ma aveva comunque maturato i requisiti contributivi minimi previsti dalla legge, generalmente almeno 15 anni di contributi complessivi, oppure almeno 5 anni di contributi di cui 3 versati nei 5 anni precedenti il decesso. Nel primo caso l'INPS parte da una pensione già in pagamento; nel secondo deve prima verificare se il lavoratore deceduto aveva accumulato una posizione contributiva sufficiente a far nascere il diritto per i superstiti.
La pensione ai superstiti spetta in via prioritaria al coniuge superstite o alla parte di un'unione civile, insieme agli eventuali figli aventi diritto. In assenza di coniuge e figli, il diritto può passare ai genitori del defunto, a condizione che abbiano almeno 65 anni, siano a carico del defunto e non siano titolari di una pensione propria. In mancanza anche dei genitori, possono avere diritto fratelli celibi e sorelle nubili, se inabili al lavoro, a carico del defunto e privi di pensione propria.
I figli minorenni al momento del decesso hanno diritto senza alcuna condizione aggiuntiva. I figli maggiorenni che frequentano la scuola superiore mantengono il diritto fino al 21° anno di età, se non lavorano e restano a carico del genitore. Gli studenti universitari lo mantengono fino al 26° anno di età, per tutta la durata legale del corso di studi, sempre a condizione di non lavorare e restare a carico: chi si trova temporaneamente fuori corso perde il diritto solo per il periodo di irregolarità negli esami, per poi recuperarlo automaticamente al rientro in regola. I figli inabili al lavoro, infine, mantengono il diritto senza limiti di età. È utile sapere che uno studente può comunque svolgere un'attività lavorativa senza perdere il diritto alla pensione, a condizione che il proprio reddito annuo resti entro una soglia specifica, calcolata sul trattamento minimo INPS maggiorato.
Senza considerare eventuali riduzioni per reddito, le percentuali di reversibilità sono le seguenti: il coniuge solo riceve il 60% della pensione che il defunto percepiva o avrebbe percepito; il coniuge con un figlio a carico riceve l'80%; il coniuge con due o più figli riceve il 100%. Quando concorrono più categorie di aventi diritto e la somma delle rispettive quote supererebbe il 100%, l'importo complessivo viene ridistribuito proporzionalmente tra tutti i beneficiari.
La posizione del coniuge separato dipende dalla natura della separazione. Se la separazione non è stata addebitata, il diritto alla reversibilità resta pieno. Se invece la separazione è stata addebitata al coniuge superstite, la pensione spetta solo se il Tribunale aveva comunque riconosciuto un assegno di mantenimento in suo favore.
Per l'ex coniuge divorziato, la situazione è ancora più articolata: servono contemporaneamente tre condizioni, la titolarità di un assegno divorzile, l'assenza di un nuovo matrimonio, e l'inizio del rapporto assicurativo del defunto in data anteriore alla sentenza di divorzio. Se anche una sola di queste condizioni manca, la reversibilità non spetta all'ex coniuge. Quando esistono sia un coniuge superstite attuale sia un ex coniuge divorziato con diritto, non si tratta di due assegni distinti, ma di un'unica quota che il Tribunale ripartisce tra i due, tenendo conto degli anni di durata di ciascun matrimonio.
Uno degli aspetti meno conosciuti della pensione di reversibilità riguarda il cumulo con i redditi personali del beneficiario. La legge 335/1995 prevede che, quando il coniuge superstite possiede redditi propri (da lavoro, da una pensione diretta personale, o da altre fonti assoggettabili a IRPEF) superiori a determinate soglie, calcolate come multipli del trattamento minimo INPS, la quota di reversibilità venga ridotta progressivamente, fino a un massimo del 50% per i redditi più elevati. Non rientrano nel calcolo il TFR, la casa di abitazione di residenza, l'indennità di accompagnamento e la pensione di reversibilità stessa.
Il punto davvero decisivo, spesso ignorato, è che queste riduzioni si applicano esclusivamente al coniuge superstite (o all'eventuale ex coniuge divorziato titolare), e mai ai figli, ai genitori o ai fratelli e sorelle beneficiari. Ancora più importante: la riduzione per reddito non scatta mai se nel nucleo familiare del coniuge superstite sono presenti figli minori, studenti o inabili aventi diritto alla pensione ai superstiti. In questi casi, la quota spettante viene erogata per intero, indipendentemente da quanto guadagni il genitore superstite.
Una sentenza della Corte Costituzionale (n. 162 del 2022) ha stabilito un principio di garanzia importante: la riduzione della pensione di reversibilità legata al reddito non può mai superare l'importo dei redditi aggiuntivi effettivamente percepiti dal beneficiario. In pratica, la reversibilità non può mai essere azzerata a causa del cumulo con altri redditi: il taglio resta sempre proporzionale, con un tetto massimo che ne impedisce l'annullamento completo.
Il coniuge superstite che contrae un nuovo matrimonio, o forma una nuova unione civile, perde il diritto alla pensione di reversibilità a partire dal mese successivo alle nuove nozze. A titolo di compensazione, la legge prevede il riconoscimento di una somma una tantum, pari a due annualità dell'importo di reversibilità percepito fino a quel momento, erogata dall'INPS in un'unica soluzione. È importante sapere che questa perdita riguarda solo il coniuge: i figli non perdono la propria quota di reversibilità se il genitore superstite si risposa. Va inoltre chiarito che la semplice convivenza di fatto, a differenza del matrimonio o dell'unione civile, non comporta la perdita del diritto alla reversibilità.
La domanda di pensione ai superstiti si presenta online sul portale INPS, con SPID, CIE o CNS, oppure rivolgendosi gratuitamente a un patronato, che può gestire l'intera pratica per conto del richiedente. È anche possibile contattare il Contact Center INPS al numero verde gratuito da rete fissa o al numero dedicato per le chiamate da rete mobile. La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso, indipendentemente da quando viene presentata la domanda, ma è comunque consigliabile non ritardare troppo: se la domanda viene presentata a distanza di tempo dal decesso, gli arretrati riconosciuti sono generalmente limitati ai cinque anni precedenti la data di presentazione.
Il 60% della pensione che il defunto percepiva o avrebbe percepito, salvo eventuali riduzioni legate al reddito personale del coniuge superstite.
No. Le riduzioni previste dalla Legge 335/1995 si applicano esclusivamente al coniuge superstite (o all'ex coniuge divorziato titolare), mai ai figli, ai genitori o ai fratelli e sorelle beneficiari della reversibilità.
No. Quando nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili aventi diritto, la riduzione per reddito non si applica mai, e la quota spettante viene erogata per intero, indipendentemente dal reddito del genitore superstite.
Perde il diritto alla pensione di reversibilità dal mese successivo alle nuove nozze, ricevendo però una somma una tantum pari a due annualità dell'importo percepito. I figli, invece, non perdono la propria quota.
Sì, ma solo se sono presenti contemporaneamente tre condizioni: la titolarità di un assegno divorzile, l'assenza di un nuovo matrimonio e l'inizio del rapporto assicurativo del defunto prima della sentenza di divorzio.
La pensione di reversibilità rappresenta una tutela economica per i familiari di una persona deceduta, ma il suo calcolo dipende dalla situazione familiare, dai requisiti dei beneficiari e dagli eventuali redditi del coniuge superstite. Conoscere le regole principali permette di capire chi può richiederla, quali percentuali spettano e quali condizioni possono influire sull’importo finale. La domanda deve essere presentata all’INPS per ottenere il riconoscimento della prestazione e degli eventuali arretrati spettanti.
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