Molti lavoratori che assistono un genitore anziano non si percepiscono come "caregiver": pensano semplicemente di fare il proprio dovere di figli, e per questo non sempre sanno quali strumenti hanno a disposizione per conciliare questo impegno con il proprio lavoro. Oltre ai permessi e ai congedi già previsti dalla Legge 104, di cui abbiamo parlato nella nostra guida dedicata, esistono altri strumenti, alcuni molto recenti, pensati proprio per rendere questa conciliazione più sostenibile nel tempo.
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Oltre ai permessi retribuiti e al congedo straordinario previsti dalla Legge 104, i lavoratori che assistono un familiare hanno diritto a una priorità nell'accesso allo smart working, quando la propria mansione lo consente, in base a una normativa rafforzata nel 2022 e ulteriormente ampliata dalla riforma della disabilità del 2024. Non si tratta di un diritto assoluto e incondizionato, ma di una priorità che il datore di lavoro è tenuto a considerare nella gestione delle richieste di lavoro agile. Nel 2026, un disegno di legge specifico (il cosiddetto DDL 555, o Legge Caregiver) sta introducendo per la prima volta una definizione giuridica formale di "caregiver familiare", con l'obiettivo di spostare la conciliazione lavoro-cura da un problema privato del singolo dipendente a una responsabilità organizzativa condivisa con le aziende.
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Accanto ai permessi della Legge 104, esiste un secondo strumento normativo, spesso meno conosciuto: il diritto dei caregiver familiari a una priorità nell'accesso al lavoro agile. Questa tutela, rafforzata dal Decreto Legislativo 105/2022 (il cosiddetto Decreto Conciliazione vita-lavoro), impone ai datori di lavoro, sia pubblici sia privati, di dare precedenza alle richieste di smart working presentate da caregiver familiari, da genitori di figli fino a 12 anni e da genitori di figli con disabilità, senza limiti di età per questi ultimi.
È importante essere precisi su cosa significhi concretamente questa tutela: si tratta di una priorità nella valutazione delle richieste, non di un diritto automatico e incondizionato allo smart working. Se l'azienda ha già adottato politiche di lavoro agile e la mansione del dipendente è compatibile con questa modalità, la richiesta del caregiver deve essere considerata con precedenza rispetto ad altre. Resta comunque necessario un accordo individuale tra lavoratore e datore di lavoro, secondo quanto previsto dalla Legge 81/2017 sul lavoro agile.
Un concetto giuridico importante, che sta progressivamente cambiando l'approccio delle aziende italiane, è quello dell'"accomodamento ragionevole": l'idea che il datore di lavoro non abbia più un potere arbitrario di fronte alle richieste di flessibilità di un caregiver, ma sia tenuto ad adottare adempimenti organizzativi concreti per rimuovere gli ostacoli che impediscono la conciliazione. Questo principio, previsto dalla normativa europea sulla parità di trattamento (Direttiva 2000/78/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 216/2003) e ribadito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, sposta l'onere della flessibilità dalla sola buona volontà del singolo responsabile a un vero e proprio obbligo organizzativo dell'azienda.
La giurisprudenza più recente ha chiarito alcuni aspetti pratici che vale la pena conoscere. Con un'ordinanza del giugno 2026 (n. 20229), la Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'esonero dal lavoro notturno per chi assiste un familiare con disabilità non dipende dalla gravità dell'handicap riconosciuto: è sufficiente che il familiare sia riconosciuto come persona con disabilità ai sensi della Legge 104, anche non grave, e che sia a carico del lavoratore. La Corte ha inoltre condannato l'azienda che si era opposta a questa interpretazione, ritenendo la sua posizione manifestamente infondata.
Allo stesso tempo, una sentenza della Corte d'Appello di Napoli (n. 2992/2024) ha chiarito un limite altrettanto importante: se un'azienda concede già lo smart working a un lavoratore per permettergli di assistere un familiare, questo può essere considerato uno strumento di conciliazione sufficiente, e il lavoratore non può automaticamente pretendere anche il trasferimento fisico definitivo verso la sede più vicina al proprio familiare. Smart working e trasferimento, in altre parole, non sono strumenti che si sommano sempre l'uno all'altro: la valutazione dipende dal caso concreto.
È attualmente in discussione un disegno di legge, indicato come DDL 555, che introdurrebbe per la prima volta nell'ordinamento italiano una definizione giuridica formale di "caregiver familiare": la persona che si prende cura, in modo gratuito e costante, di un congiunto che necessita di assistenza a lungo termine. Si tratta di un cambiamento di prospettiva significativo: fino a oggi, il caregiving è stato trattato sostanzialmente come una questione privata del singolo dipendente, da gestire con accordi informali o rinunce personali. Tra le misure allo studio figurano l'obbligo per le aziende di includere lo stress specifico legato al caregiving nella valutazione dei rischi lavorativi, e incentivi fiscali per le imprese che adottano piani di conciliazione concreti, anche attraverso la nuova prassi di certificazione UNI/PdR 192:2026, che valuta esplicitamente come le aziende distribuiscono e supportano i carichi di cura dei propri dipendenti, inclusi quelli verso familiari anziani.
Molte aziende, soprattutto quelle di dimensioni medio-grandi, offrono piani di welfare aziendale che possono includere il rimborso di servizi di assistenza domiciliare, convenzioni con badanti o strutture residenziali, e in alcuni casi un supporto psicologico dedicato ai dipendenti caregiver. Questi servizi, se strutturati come fringe benefit secondo le regole fiscali previste, non generano imposizione fiscale né per il dipendente né per l'azienda, rendendoli una risorsa concreta spesso poco conosciuta o poco richiesta dai lavoratori, magari per timore di essere percepiti come meno produttivi o meno disponibili. Vale sempre la pena informarsi presso il proprio ufficio del personale su cosa sia effettivamente disponibile, prima di dare per scontato che non ci sia nulla.
Il primo passo, spesso sottovalutato, è riconoscere a sé stessi il proprio ruolo di caregiver, invece di considerarlo semplicemente "quello che si deve fare" come figlio o figlia. Solo riconoscendosi in questo ruolo si inizia a cercare attivamente le tutele e gli strumenti realmente disponibili.
Parlare apertamente della propria situazione, quando ci si sente di farlo, aiuta a costruire soluzioni organizzative su misura, piuttosto che gestire ogni imprevisto in modo estemporaneo e stressante, sia per il lavoratore sia per l'azienda.
Alcune aziende adottano formule come l'orario flessibile a banda garantita, in cui il dipendente presidia solo una fascia oraria centrale (ad esempio dalle 10 alle 16) e gestisce autonomamente il resto delle proprie ore lavorative. Conoscere questo tipo di soluzioni permette di proporle attivamente, invece di limitarsi a chiedere genericamente "più flessibilità".
Permessi della Legge 104, congedo straordinario, priorità allo smart working e, dove disponibile, welfare aziendale non sono strumenti alternativi tra loro, ma possono essere combinati in base alle fasi più o meno intense dell'assistenza, costruendo una strategia complessiva invece di affidarsi a un unico strumento.
Hai diritto a una priorità nella valutazione della richiesta, non a un diritto automatico e incondizionato. Se la tua mansione è compatibile con il lavoro agile e l'azienda lo prevede, la tua richiesta deve essere considerata con precedenza rispetto ad altre.
Non automaticamente. Se l'azienda ti concede già lo smart working e questo è sufficiente a permetterti di conciliare lavoro e assistenza, potrebbe non essere tenuta a concedere anche il trasferimento fisico definitivo, secondo un orientamento giurisprudenziale recente.
No. Secondo la giurisprudenza più recente, è sufficiente che il familiare sia riconosciuto come persona con disabilità ai sensi della Legge 104, anche non grave, e che sia fiscalmente a carico del lavoratore.
È un disegno di legge attualmente in discussione (DDL 555) che introdurrebbe per la prima volta una definizione giuridica formale di caregiver familiare, con nuovi obblighi per le aziende in materia di valutazione dello stress da caregiving e incentivi per chi adotta piani di conciliazione concreti.
Il modo più diretto è informarsi presso l'ufficio del personale sui piani di welfare aziendale attivi, che in alcuni casi includono servizi di assistenza domiciliare, convenzioni con strutture o supporto psicologico dedicato, spesso poco pubblicizzati internamente.
Conciliare lavoro e assistenza a un genitore anziano è una sfida sempre più comune. Oltre ai permessi previsti dalla Legge 104, i caregiver possono beneficiare della priorità nell'accesso allo smart working, quando compatibile con l'attività lavorativa, e di altri strumenti come il congedo straordinario e il welfare aziendale. Le normative e la giurisprudenza più recenti rafforzano progressivamente il riconoscimento del ruolo del caregiver, promuovendo una maggiore flessibilità organizzativa da parte delle aziende. Conoscere i propri diritti e confrontarsi con il datore di lavoro permette di costruire un equilibrio più sostenibile tra responsabilità professionali e cura del familiare.
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