Accanto alle misure nazionali già note, come la Prestazione Universale, la detrazione fiscale del 19% e la deduzione dei contributi INPS, diverse Regioni italiane hanno attivato propri contributi specifici per le famiglie che assumono una badante. Sono misure meno conosciute, spesso perché funzionano in modo molto diverso da un bonus INPS: hanno finestre temporali limitate, fondi disponibili non illimitati, e requisiti che cambiano da una Regione all'altra. Vediamo quali sono e come funzionano.
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Non esiste, nel 2026, un bonus badanti nazionale unico ed erogato automaticamente: a livello nazionale restano attive le agevolazioni fiscali strutturali (detrazione del 19%, deduzione dei contributi INPS) e la Prestazione Universale INPS, di cui abbiamo già parlato nelle nostre guide dedicate. A queste si aggiungono contributi economici specifici attivati da alcune Regioni, tra cui Liguria, Lombardia, Toscana e Piemonte, generalmente sotto forma di bandi periodici con fondi limitati, requisiti ISEE specifici e finestre di presentazione della domanda che si aprono e chiudono nel corso dell'anno.
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La Regione Liguria ripropone periodicamente un bando dedicato, arrivato nel 2025-2026 alla sesta edizione. Il contributo mensile previsto è di 600 € per le famiglie che non percepiscono già il Fondo regionale per la non autosufficienza, e scende a 250 € per chi lo percepisce già. Per accedervi, la persona che necessita di assistenza deve avere un ISEE ordinario sociosanitario non superiore a 35.000 €, un'invalidità civile riconosciuta al 100% oppure il riconoscimento ai sensi dell'articolo 3 della Legge 104/1992, un'età superiore ai 18 anni, e non deve essere già inserita in una struttura residenziale. Le domande si presentano in finestre temporali specifiche, definite dai singoli avvisi pubblici regionali, fino a esaurimento dei fondi disponibili.
La Regione Lombardia eroga un rimborso fino al 60% delle spese sostenute per la retribuzione di un assistente familiare, con due massimali diversi in base all'ISEE: fino a 2.400 € per un ISEE non superiore a 25.000 €, e fino a 2.000 € per un ISEE compreso tra 25.001 € e 35.000 €. Una condizione specifica di questa misura è che l'assistente familiare deve risultare regolarmente iscritto a uno o più registri territoriali degli Assistenti Familiari, gestiti dagli Ambiti Territoriali di competenza. Il bonus può essere richiesto dal datore di lavoro, che sia l'assistito stesso o un familiare anche non convivente, ed è compatibile con altre misure regionali per la non autosufficienza, come le cosiddette Misura B1 e B2. La domanda si presenta esclusivamente online, tramite il portale Bandi e Servizi della Regione Lombardia, con SPID, CIE o CNS.
All'interno del programma regionale "Sostegno Fragilità Anziani", la Toscana ha attivato la misura "Pronto Badante", pensata specificamente per aiutare le famiglie ad attivare un primo rapporto di lavoro regolare con una badante o un assistente familiare. Si tratta di un contributo una tantum di 300 €, pensato più come incentivo all'emersione e alla regolarizzazione del rapporto di lavoro che come sostegno continuativo alla spesa mensile.
Pur non essendo definito esplicitamente come "bonus badante", il Buono Domiciliarità della Regione Piemonte rientra a pieno titolo tra le misure utili alle famiglie che sostengono un'assistenza domiciliare continuativa. Prevede un contributo mensile di 600 € per un periodo di 24 mesi, rinnovabile, destinato a persone anziane o con disabilità non autosufficienti residenti in Piemonte. È finanziato con fondi europei del programma FSE+ 2021-2027, e viene assegnato tramite una graduatoria basata su un punteggio sociale e sul valore dell'ISEE sociosanitario. Va segnalato che l'apertura degli sportelli per le domande non è continuativa: è sempre opportuno verificare direttamente sul sito della Regione Piemonte lo stato attuale delle riaperture.
Anche Veneto e Puglia figurano tra le Regioni che, secondo le fonti disponibili, prevedono misure di sostegno domiciliare o assegni di cura per le famiglie che assumono un assistente familiare. Trattandosi di misure con importi, requisiti e finestre di apertura che cambiano frequentemente, spesso definiti bando per bando, non è possibile fornire cifre stabili e affidabili come per le Regioni descritte sopra: la fonte più aggiornata resta sempre il sito ufficiale della propria Regione o dell'Ambito Territoriale di residenza.
È importante avere aspettative realistiche su questo tipo di misure. A differenza di una prestazione INPS come l'indennità di accompagnamento, che una volta riconosciuta viene erogata con continuità, i bonus regionali per le badanti funzionano generalmente come bandi a fondi limitati: hanno una finestra di presentazione della domanda definita, un tetto massimo di risorse stanziate per l'edizione in corso, e si esauriscono quando i fondi disponibili terminano, indipendentemente dal fatto che la finestra temporale prevista sia già scaduta o meno. Questo significa che una famiglia può risultare idonea sulla carta, ma non ricevere il contributo semplicemente perché ha presentato la domanda troppo tardi rispetto all'esaurimento dei fondi.
Data la frequenza con cui questi bandi si aprono, si chiudono e vengono riproposti in nuove edizioni con parametri diversi, il modo più affidabile per verificare la situazione aggiornata resta consultare direttamente il sito istituzionale della propria Regione, la sezione bandi dell'Ambito Territoriale di residenza, oppure rivolgersi a un CAF o patronato locale, che generalmente sono aggiornati sulle misure attive in un dato momento sul proprio territorio.
No. A livello nazionale esistono agevolazioni fiscali strutturali (detrazione del 19%, deduzione dei contributi INPS) e la Prestazione Universale INPS, ma i contributi economici diretti specificamente dedicati alle badanti sono gestiti dalle singole Regioni, con importi e requisiti diversi tra loro.
Generalmente no. Si tratta quasi sempre di bandi con una finestra di presentazione della domanda limitata nel tempo e un tetto massimo di fondi disponibili, che possono esaurirsi anche prima della scadenza prevista dal bando.
Nella maggior parte dei casi sì, poiché si tratta di misure diverse e complementari, ma è sempre necessario verificare le regole di cumulabilità specifiche previste dal singolo bando regionale.
Non necessariamente. Le misure regionali cambiano frequentemente e non tutte hanno la stessa visibilità o continuità nel tempo. Conviene sempre verificare direttamente presso il sito della propria Regione o dell'Ambito Territoriale di residenza.
La domanda viene generalmente respinta o messa in lista d'attesa per l'edizione successiva del bando, anche se tutti i requisiti richiesti sono rispettati: per questo è consigliabile monitorare con anticipo l'apertura dei bandi di proprio interesse.
Il bonus badante non è una misura nazionale unica disponibile per tutte le famiglie italiane, ma un insieme di contributi regionali che vengono attivati periodicamente attraverso bandi specifici. A livello nazionale restano invece disponibili alcune agevolazioni fiscali e la Prestazione Universale INPS per gli anziani non autosufficienti che rispettano determinati requisiti.
Le Regioni possono offrire diversi tipi di sostegno: contributi mensili per aiutare a pagare una badante, rimborsi sulle spese di assistenza o incentivi per regolarizzare il rapporto di lavoro con un assistente familiare. Tra gli esempi principali ci sono il Bonus Badanti della Liguria, il Bonus Assistenti Familiari della Lombardia, il programma Pronto Badante della Toscana e il Buono Domiciliarità del Piemonte.
Ogni contributo regionale presenta regole specifiche riguardo a importi, requisiti ISEE, modalità di domanda e compatibilità con altre prestazioni. Poiché i bandi hanno fondi limitati e finestre di presentazione definite, è importante controllare periodicamente le informazioni pubblicate dalla propria Regione o rivolgersi a un CAF o patronato per conoscere le opportunità disponibili.
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